Impatto macro di uno shock delle commodities sulle variabili monitorate dalle banche centrali

Il 2026 era partito come un anno di consolidamento per il mercato del reddito fisso, supportato da una tenuta economica globale e da una dinamica inflattiva finalmente sotto controllo. Il nostro scenario di base prevedeva un “atterraggio morbido” guidato dall’Intelligenza Artificiale, che poteva agire come potente catalizzatore di produttività: negli Stati Uniti il PIL si attestava, in termini di stime intorno, attorno al 2%, con un’inflazione che nel quarto trimestre sarebbe scesa sotto la soglia psicologica del 2%. In Europa, la crescita rimaneva più contenuta allo 0,8%, ma il rapido raffreddamento dei prezzi al consumo verso l’1,5% avrebbe permesso alle banche centrali una gestione più accomodante della liquidità. L’inizio della guerra ha contribuito a modificare questo scenario. L’impennata dei prezzi energetici ha portato il mercato a rivedere i pricing dei tassi monetari: più di un rialzo per l’ECB e solo un taglio della FED.

L’inizio della guerra ha dunque avuto come effetto primario il forte movimento al rialzo del petrolio. Per provare a stimarne l’impatto su GDP, CPI e Policy rate, abbiamo implementato dei modelli di simulazione incentrati su vari scenari delineati dall’andamento delle variabili monitorate dalle banche centrali.

Cominciamo dal GDP Americano.

 

Lo shock risulta essere di -0.2% nel Q2 e -0.3% nel Q3 e Q4. Le cause di tale riduzione sono da ricercarsi nella combinazione data dall’aumento del prezzo del petrolio (simulato a 110 usd/b), da una riduzione della domanda e da un aumento del credit risk. Tale scenario su base annua comporterebbe un impatto totale di circa -1% con un GDP per il 2026 comunque positivo a +1%.

In Eurozona l’impatto sarebbe maggiore con una discesa marcata soprattutto nel terzo trimestre ed un impatto totale di -1.5% sull’anno che porterebbe il GDP ad un range compreso tra -0.5%/0%, ovvero in recessione tecnica.

Shock scenario GDP EU

Per quanto concerne l’inflazione, i modelli mostrano per gli Stati Uniti un aumento stimabile in area 3.1%/3.2% nei prossimi 2 trimestri, con successivo rientro in area 2.1% nel secondo trimestre del 2027.

In Europa movimento simile con un “atterraggio” in area 2.8%/2.9%

Per quanto concerne la politica monetaria in America, anche a fronte degli shock descritti, i modelli non portano a un concreto cambio di paradigma con 2 tagli previsti in due scenari su tre. Nel terzo scenario, il tasso rimarrebbe fermo per tutto il corso del 2026. Ovviamente i tre scenari si differenziano per la durata prevista in trimestri dello shock di prezzo del petrolio (da 0 a 2 trimestri).

 

In Europa, reazione abbastanza simile con uno scenario di base che prevedeva un taglio nel quarto trimestre. In particolare, si noti come nei modelli prevalga l’effetto “recessivo” della contrazione di domanda che pesa in misura maggiore dell’effetto inflattivo del petrolio.

In conclusione, gli elementi decisivi risultano essere la durata del conflitto e soprattutto la permenenza del petrolio in area 100/110 e gas sopra i 50 euro. Anche ipotizzando una media di due trimestri delle commodities su tali livelli, la diminuzione della domanda e dei consumi impatterebbe in misura maggiore rispetto all’inflazione dando cosi poche motivazioni alle banche centrali di alzare i tassi. In Europa in particolare l’effetto negativo sembra essere maggiore, aumentando le probabilità di recessione.

Con il rialzo dei rendimenti su tutta la curva in questa fase, si sta creando la migliore opportunità di acquisto sul comparto governativo degli ultimi 3/4 anni soprattutto nel tratto 5/10 anni sia per quanto concerne i tassi core che la periferia.

Valori Asset Management SA apre a Ginevra: una scelta strategica per la crescita internazionale

Il nuovo Rep Office nella piazza ginevrina rafforza la presenza del gruppo in Svizzera e consolida un modello di sviluppo fondato su qualità gestionale, innovazione e centralità della governance.L’apertura del nuovo Rep Office di Valori Asset Management SA a Ginevra rappresenta un passaggio strategico nel percorso di espansione della società in una delle piazze finanziarie più rilevanti a livello internazionale, storicamente centrale per il private banking e la gestione patrimoniale internazionale. L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia di crescita e diversificazione della base clienti. La società punta a essere sempre più presente sul territorio elvetico, proponendo soluzioni di investimento innovative e con una forte attenzione ai criteri ESG.

Ginevra è una città che unisce tradizione e sofisticazione finanziaria. È un mercato esigente, caratterizzato da elevati standard professionali e da una clientela internazionale attenta alla qualità del servizio e alla solidità dei partner. Per Valori Asset Management SA, presidiare questa piazza significa consolidare la propria credibilità in un contesto ad alta competività, rafforzando la capacità di dialogo con investitori istituzionali e clientela private.

“L’apertura del Rep Office a Ginevra rappresenta una scelta strategica e mirata. Vogliamo rafforzare la nostra presenza in una delle piazze finanziarie più strategiche d’Europa, ampliando la nostra capacità di servizio”.

Questo percorso ci consentirà di crescere in modo solido, non solo in termini di clientela, ma anche di posizionamento e reputazione”. “Stiamo inoltre valutando ulteriori mercati esteri”, afferma Michele Di Tuccio, Direttore generale e membro del Consiglio di amministrazione.

La nuova sede sarà gestita da Roberto Facchini, Senior Portfolio Manager in Valori, che vanta una pluriennale esperienza nell’ambito dei mercati finanziari. Roberto risiede a Ginevra dal 2008 ed ha contribuito al lancio e sviluppo di comparti di investimento attivi nel reddito fisso e nel settore azionario.

Nel corpo di questa evoluzione si inserisce anche un rafforzamento dei processi aziendali. Valori Asset Management SA sta progressivamente integrando strumenti di Intelligenza Artificiale a supporto della modellistica finanziaria e dei processi decisionali interni. L’AI viene utilizzata come infrastruttura analitica avanzata per l’elaborazione dei dati, l’analisi quantitativa e l’ottimizzazione dei flussi informativi.

Non si tratta di sostituire il giudizio professionale, ma di potenziarlo. La tecnologia consente una maggiore profondità nell’analisi e una più rapida capacità di lettura dei mercati, mantenendo tuttavia la responsabilità finale e la supervisione in capo ai gestori e agli organi di governance. L’equilibrio tra potenza computazionale e controllo umano rappresenta un elemento distintivo del modello operativo del gruppo.

Il “Valore Umano” resta infatti il fondamento identificativo della società. Significa esperienza, responsabilità manageriale, cultura del rischio e centralità della relazione con la clientela.

Il nuovo Rep Office di Ginevra si colloca quindi all’incrocio tra espansione territoriale e rafforzamento organizzativo. Da un lato, consolida la presenza in un mercato chiave; dall’altro, accompagna l’evoluzione interna dei processi, integrando strumenti tecnologici avanzati sotto una governance solida e responsabile.

In un settore in cui la fiducia rappresenta l’asset più prezioso, la capacità di combinare innovazione e disciplina, tecnologia e supervisione umana, sarà determinante. La tappa ginevrina segna l’inizio di una fase di crescita ambiziosa ma misurata, costruita su fondamenta solide e orientata al lungo periodo.

Energia, Stretto di Hormuz e mercati: perché il rischio si sta riallineando

Negli ultimi giorni il conflitto con epicentro in Iran è entrato in una fase che i mercati stanno trattando come un possibile “regime shift”, più che come semplice headline risk. Il punto non è fare previsioni geopolitiche, ma capire quale canale possa guidare il pricing degli asset: energia, logistica, premio per il rischio e – soprattutto – impatto sui bilanci aziendali. In questo momento l’attenzione converge sullo Stretto di Hormuz, uno snodo da cui transita circa il 20% dei flussi globali di petrolio e una quota rilevante di LNG: prevalentemente verso l’Asia, ma con implicazioni strategiche anche per una componente degli approvvigionamenti europei.

La reazione dei prezzi è stata immediata: il Brent è salito bruscamente e il gas europeo ha registrato uno spike rapido. Il mercato non sta prezzando solo un rischio di disruption fisica, ma anche la possibilità che aumentino in modo più persistente costi di trasporto, assicurazione e, in generale, il costo della “fornitura marginale”.

L’approccio resta tatticamente cauto, anche perché il punto di partenza è già delicato: valutazioni azionarie elevate e spread corporate compressi rendono il sistema più sensibile a shock improvvisi. Con multipli così tirati, la volatilità può diventare autoamplificante: la narrativa si intensifica, gli algoritmi accelerano i flussi e le correzioni possono essere rapide e profonde prima ancora che il quadro macro cambi davvero. Il fatto che molti drawdown recenti si siano rivelati, ex post, opportunità di acquisto non deve spingere ad anticipare il rientro del rischio o a forzare il timing.

Questo shock, inoltre, non arriva nel vuoto. Si sovrappone a fragilità che stanno già riaffiorando nel pricing: le possibili tensioni nel private equity e soprattutto nel private credit (liquidità “promessa” vs attivi illiquidi, rifinanziamenti, covenant, mark-to-model) e la crescente messa in discussione del ciclo di capex legato all’AI: quanto capex sia realmente sostenibile, come venga finanziato e quali ritorni ci si possa ragionevolmente attendere una volta superata la fase iniziale dei “picks & shovels”.

Quando più fragilità convivono, basta una scintilla – qui energia e logistica – per far risalire il premio per il rischio su più fronti. E c’è un ulteriore elemento tecnico: Europa e mercati emergenti, spesso sovrappesati nelle asset allocation del 2026, risultano tra le aree più esposte; la correzione colpisce quindi dove molti investitori erano più “carichi” di rischio.

Sul fronte macro è naturale discutere di crescita e inflazione. Ma, in attesa di capire come evolveranno gli eventi nei prossimi giorni, il focus più operativo resta un altro: l’effetto di uno spike energetico sui bilanci aziendali, più che sul CPI. Un rialzo improvviso di gas ed elettricità tende a scaricarsi in modo rapido su margini, capitale circolante e liquidità. Pensiamo alle utilities (collateral e margini sui derivati energia), alle esigenze di funding legate al working capital e agli input cost delle società energivore: dinamiche che possono comprimere EBITDA e free cash flow proprio quando il mercato chiede qualità e visibilità. In queste fasi, spread e multipli possono muoversi più velocemente dei dati macro.

Per Europa e Asia la sensibilità è ancora maggiore: anche se la crisi rientrasse in tempi brevi, riporterebbe in primo piano vulnerabilità strutturali sugli approvvigionamenti energetici e sulla dipendenza da rotte marittime critiche. Sul piano politico, la traiettoria della spesa per la difesa difficilmente rallenterà; anzi, potrebbe dover accelerare più di quanto oggi molti piani di medio termine incorporino, con implicazioni sui conti pubblici e, in prospettiva, sui premi sovrani e sulle curve dei tassi.

C’è infine un tema spesso sottovalutato: l’impatto su onshoring/nearshoring e sulle scelte di localizzazione di attività “sensibili” (dati, infrastrutture digitali, centri decisionali). Nel post-Covid, UAE e Arabia Saudita sono stati tra i pochi esempi in cui alcune forme di offshoring/relocation (anche di capitali e talenti) restavano in play. Se il rischio geopolitico regionale dovesse restare elevato, parte di queste scelte potrebbe essere rivalutata: non necessariamente con un reversal totale, ma con un premio maggiore richiesto per stabilità e resilienza.

Detto questo, è importante non farsi guidare solo dall’emotività del mercato: la crescita economica, ad oggi, resta complessivamente buona e il ciclo ha dimostrato capacità di tenuta anche di fronte a shock ben più profondi e prolungati (Covid). Proprio per questo, nel breve il rischio dominante non è una recessione immediata, bensì una correzione tecnica veloce alimentata da posizionamento, liquidità e algoritmi, con potenziale di recupero altrettanto rapido una volta ridotto il rischio di coda: un pattern che richiama quanto osservato nella fase di sell-off e rimbalzo legata ai dazi nel marzo 2025.

In sintesi: nel breve prevale la prudenza tattica e una gestione attiva del rischio, con attenzione prioritaria al canale energia e a ciò che genera sui fondamentali: pressione su margini, working capital e liquidità, oltre che su rifinanziamenti e covenant. In questa fase la disciplina è privilegiare emittenti e settori con visibilità sui flussi di cassa, leva sotto controllo e capacità di trasferire i costi; proteggere il capitale quando il premio per il rischio risale. La flessibilità, invece, serve per sfruttare eventuali disallineamenti tra prezzo e valore quando la volatilità diventa più tecnica che fondamentale.

l’AI nel portafoglio

𝙇’𝘼𝙄 𝙚̀ 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙞𝙡 𝙛𝙪𝙩𝙪𝙧𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙩𝙚𝙘𝙣𝙤𝙡𝙤𝙜𝙞𝙖 𝙤 𝙞𝙡 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙤 𝙢𝙤𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙚𝙞 𝙢𝙚𝙧𝙘𝙖𝙩𝙞 𝙛𝙞𝙣𝙖𝙣𝙯𝙞𝙖𝙧𝙞?

Secondo Nicola Maino, Chief Investment Strategist di Valori AM – Investment Management, l’Intelligenza Artificiale non è più un semplice trend tecnologico, ma la piattaforma abilitante della prossima fase di crescita.

Un fenomeno destinato a ridisegnare catene del valore, processi produttivi e modelli di consumo – dal lusso al farmaceutico, dall’automotive alle utilities.
Un tema che va oltre i “Magnificent Seven” e che apre nuove prospettive per chi investe con una visione di lungo periodo.

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Il fortino dei BTP

I BTP tornano protagonisti: scudo italiano contro la tempesta dei mercati europei?

Con rendimenti fino al 4,5% e una ritrovata fiducia internazionale, i titoli di Stato italiani stanno attirando l’attenzione degli investitori.  Ma quali sono le scadenze da preferire? E cosa aspettarsi dal nuovo BTP Valore in arrivo? In un momento in cui Francia e UK affrontano turbolenze sui loro bond, l’Italia si distingue per stabilità e opportunità.
Paolo Barbieri, responsabile fixed income di Valori AM – Investment Management, analizza il contesto e suggerisce come orientarsi tra le varie emissioni.

Scopri perché oggi i BTP sono considerati tra i più solidi in Europa.

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OAT vs PEER GROUP

Paolo Barbieri, responsabile fixed income di Valori AM – Investment Management, affronta con il suo team la situazione attuale dei tassi sul bucket di duration dei 5 anni, mettendo in luce il livello dell’OAT francese che per la prima volta da quando esistono i governativi espressi in Euro, presenta un rendimento maggiore di tutti gli altri paesi dell’Eurozona compresa la periferia.

 

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Btp Italia, parte la corsa Rendimento minimo all’1,85%

 

In occasione della 20ª edizione del Btp Italia, Paolo Barbieri, Senior Portfolio Manager di Valori AM – Investment Management, ha condiviso sul Corriere della Sera la sua visione su questo strumento pensato per proteggere il capitale dall’inflazione.

«Anche se il rendimento aggiuntivo è contenuto rispetto ai Btp tradizionali di pari durata, una quota del 10-15% in Btp Italia può contribuire a difendere il capitale in caso di nuove fiammate inflazionistiche», ha evidenziato Barbieri.

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Btp più raccoglie 5,6 miliardi all’esordio

«Un’opzione interessante per proteggersi da possibili scenari inflattivi».Così Paolo Barbieri, responsabile obbligazionario di Valori AM – Investment Management , commenta il ritorno del BTPItalia, in collocamento dal 27 maggio.
In un contesto instabile, tra tensioni geopolitiche e volatilità, strumenti di questo tipo tornano ad attrarre i risparmiatori in cerca di rendimento reale e stabilità.
Rendimento atteso? Intorno al 3% annuo, con possibili variazioni legate all’andamento dei prezzi.

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I dazi primo step della strategia Bond a 100 anni per il debito Usa

📢 Nuove strategie finanziarie globali: l’impatto delle politiche di Trump sui mercati

L’amministrazione statunitense sta ridefinendo il panorama finanziario globale attraverso una combinazione di dazi commerciali e nuove strategie di gestione del debito pubblico. Secondo Nicola Maino, di Valori AM – Investment Management, questa non è solo una questione di dazi, ma un piano più ampio per riequilibrare la posizione finanziaria degli USA.

📊 Come reagiranno gli investitori a questa nuova fase di realpolitik monetaria?

👉 Un’analisi dettagliata nell’articolo del Il Sole 24 Ore.

 

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